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Hard Disk Finds

Next week I will be posing for someone else for the first time in months. I remember the times when I used to pose three, four times a week, mostly for strangers and far from home; I was bold and beautiful and I knew it; that used to be enough. Forgive me for being a little nostalgic, must be cause I've just spent an hour inside of my hard disk. Anyways, this little journey through old files, made me realize that something must have gone wrong, between 2018 and 2020, because after that time, my image started to feel less powerful, and although I am still beautiful and bold, I can hardly convince myself of it. Actually, even if I trust the team I'll work with, I feel a little nervous, and I think it's because now I know that my whole identity will hardly fit into a picture: maybe my beauty, my boldness and my body will, but it's not enough anymore, not for me. What role will I have to play this time? Will I be good enough at pretending that I know myself? Will they let me look straight into the camera and show my soul? I guess we will see.

La settimana prossima poserò per qualcuno al di fuori di me stessa dopo un lungo periodo di introspezione. Ricordo i tempi in cui posavo per dei perfetti sconosciuti, lontano da casa per tre, quattro volte la settimana. Ero ribelle e bellissima, e lo sapevo; questo era tutto ciò che mi serviva. Perdonate i mie toni nostalgici: ho passato un'ora dentro il mio vecchio hard disk. Ad ogni modo, questo piccolo viaggio nel passato mi ha illuminata: dalle fotografie che mi sono state fatte si nota che qualcosa in me deve essersi rotto, ad un certo punto, tra il 2018 e il 2020. Lo dico perché, da quel periodo in poi, la mia immagine ha perso un po della sua potenza, e nonostante io sia ancora bella e ribelle, faccio fatica a convincermene (persino mentre lo scrivo). Il team con cui lavorerò lo conosco bene, e mi fido di loro, ma mi sento comunque nervosa, curiosamente impreparata. Pensandoci un po su, credo che il mio problema sia la consapevolezza che la mia identità, nel suo complesso, non potrà mai starci tutta in una fotografia: forse ci starà la mia bellezza, o la mia sfrontatezza, persino il mio corpo intero, ma qualcosa resterà sempre sacrificato nell'ombra. Un tempo non me ne curavo, ma ora si. Si, perché è nell'ombra della facciata che sfoggio per compiacere clienti e followers, che si nasconde ciò che ancora non so di me. Saranno i miei autoritratti dunque, ancora una volta, a mettermi in contatto con me stessa, in attesa di incontrare un artista che mi lasci guardare dritto in camera, e mostrare la mia anima.

Photographer: Gianluca Brambati

MUA: Fulvia 

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